Il tema del FuoriFestival 2026 è LA RICREAZIONE: una parola polisemica, che indica un periodo di riposo dedicato ad attività rilassanti e piacevoli; nello specifico, rimanda alla pausa scolastica come attività di gioco e spensieratezza e, in senso più ampio, a una nuova creazione sulla base della precedente.
Nella Bibbia la creazione è l’opera di Dio che agisce con Sapienza; la Sapienza ricorda che essere architetto del mondo è motivo di gioia e rappresenta perciò una ricreazione, un gioco. La Sapienza gioca mentre Dio crea. La sapienza è la più importante tra tutte le creature: ciò significa che il gioco e il divertimento sono la ragione della creazione. La creazione è un gesto di Dio gratuito: il mondo quindi non risponde a particolare “utilità”.
Per San Francesco, invece, la ricreazione non è abbandonarsi all’ozio, ma è lo svuotamento da ogni passione e pensiero; un momento di contemplazione del creato e un modo per trovare nuove energie vitali. Nella cultura zen la ricreazione avviene tramite la pratica della meditazione.
Gli artisti stessi, si dice, ricreano sempre la loro stessa opera. Ricreare mantenendo la propria identità, il proprio stile, per paura di perdersi e perdere il rapporto con la propria comunità di riferimento. Ne “Il Gattopardo”, ad esempio, si descrive in maniera impeccabile la società e politica con la frase “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Una ricreazione di facciata, dunque.
In un mondo in perenne crisi, sempre più frenetico, distratto e in guerra con se stessi e contro gli altri, il FuoriFestival vuole dare il giusto valore alla parola ricreazione: un valore positivo, ricreare per non lasciare morire.
Anche FuoriFestival ogni anno ricrea se stesso, attraverso lo studio e il confronto con il contesto artistico, sociale e territoriale, per dare vita a qualcosa di nuovo in grado di rigenerare attraverso l’arte e le relazioni a cui essa stessa dà vita.