FuoriFestival
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Giuseppe Lo Cascio

Exhibition
27/06/2025 - 18:00 @ Meeting Point
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Giuseppe Lo Cascio
presenta Cabinets

 

Le opere di Giuseppe Lo Cascio si trovano in una strana terra di mezzo. All’apparenza, possono sembrare oggetti d’uso quotidiano, come quelli che potremmo trovare in una cartoleria o un ferramenta. L’artista, tuttavia, propone degli slittamenti che ne alterano la funzionalità, mettendone in discussione lo statuto di “mera cosa”.
Il primo di questi slittamenti consiste nel fatto che le sue opere – almeno quelle più recenti – sono spesso frutto di una trasfigurazione, di un passaggio da un materiale all’altro. C’è poi un altro aspetto, che è quello della moltiplicazione: Lo Cascio ripete serialmente gli elementi che compongono i suoi lavori, proponendo un’amplificazione che suggerisce la possibilità di trovarsi di fronte a un’opera d’arte e non più un oggetto semplicemente estrapolato dalla realtà.

Entrambe le condizioni sono alla base di Cabinets, l’installazione realizzata appositamente per l’edizione 2025 di Fuori Festival. Come di consueto, l’artista è stato invitato a misurarsi con il Meeting Point, storico quartier generale dell’iniziativa: un luogo attraversato da suoni e visioni, ma soprattutto dalla comunità di Fuori Festival. L’intervento di Lo Cascio parte proprio dalla possibile interazione delle persone con il contesto, dalle loro esigenze spontanee, per esempio sedersi. È così che Cabinets si offre non soltanto come opera, ma torna in qualche modo al suo status di oggetto utilizzabile: l’insieme dei 40 blocchi in cemento – 40 moduli pressoché identici che ricalcano la forma di un armadietto portachiavi – può essere infatti visto e fruito come una base d’appoggio per le persone, invitate ad accomodarsi sulla superficie dei moduli, a spostarli, mutandone costantemente la forma nello spazio.

Oltre all’interesse per il design dei prodotti e la loro replicabilità talvolta spersonalizzante, la principale ossessione dell’artista sembra quella per la memoria, la sua fallibilità, il timore di perderla, la moltitudine di supporti di cui ci circondiamo pur di avere almeno l’impressione di salvaguardarla. Non è un caso che Cabinets rientri nella serie di opere La memoria è la cosa migliore che non ho: un titolo che, a partire da una negazione, rivela il rapporto controverso di Lo Cascio con l’atto del ricordare. L’armadietto rimane sigillato – cementato, è il caso di dirlo – e con esso tutto il suo contenuto, potenziale e simbolico. Un piccolo monumento a una memoria contesa tra conservazione e rimozione, tra difesa e perdita.

Saverio Verini

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La ricerca visiva di Giuseppe Lo Cascio, tra scultura e installazione, si concentra sull’idea di rendere visibile l’instabilità interiore dell’individuo in relazione alle precarie strutture della memoria e della conoscenza con cui interagisce quotidianamente.
Influenzata da forme dell’architettura e dal design, questa esplorazione esprime la tensione di rappresentare e comprendere la propria condizione nel mondo, mettendo continuamente in discussione l’integrità dell’edificio della conoscenza e la funzione narrativa e di agency dell’oggetto d’arte.
Elementi come archivi temporanei, schedari falsi e superfici recuperano le suggestioni di attrazione e repulsione della “macchina celibe” per esplorare zone liminali tra inettitudine e sublime.
Gli edifici e, più in generale, le strutture architettoniche diventano metafore della natura effimera dell’essere umano e degli instabili strumenti di potere e conservazione che gli individui creano per agire su se stessi e sul mondo circostante. In questo modo archivio e archiviazione, attività connesse da sempre alle arti visive, diventano contraddizioni della materia facendo leva sull’immaginazione.